Toscana nel cuore

Villa da Filicaia

E' una villa storica che sorge vicino al luogo della romana Figline: fu acquistata da Ser Giovanni di Simone da Filicaja nel giugno del 1452.
La località Figline prende il nome dal latino "figulinae", piccole statue in terracotta che rappresentavano idoli e divinità presso i romani oppure tegole per coprire le case. Si può facilemnte ipotizzare che in epoca rimana qui fosse situata una fornace, data l'abbondanza di argilla nel terreno.
La zona era già abitata dagli etruschi, in particolare con un villaggio agricolo sulla cima della collina, come testimoniano cocci rinvenuti in una cava di tufo e il ritrovamento di tombe in località Ponte all'Ebreo e Spillocchi. In epoca romana fu castruita una villa più a valle e la fornace. Successivamente si parla di una castello, il castello di Figline appunto, citato in un documento del 1183, che però non ebbe lunga vita, nel 1297 era già ridotto a casolare, e con i suoi materiali furono costruiti un palazzo (l'attuale villa) e la chiesa. Gli edifici erano di proprietà della famiglia Figlinesi.
La villa è sopraelevata rispetto alle abitazioni circostanti. Il tetto è a padiglioni con gronda molto sporgente, costituita da correnti doppi in legno sagomati e pianelle. La muratura è intonacata e presenta tracce di decoro a bugnato. le finestre hanno cornici larghe e lisce in pietra locale; quelle del piano rialzato hanno anche i davanzali sagomati sorretti da mensole e aggetti sovrastanti, e sono fornite di grate sporgenti dal muro.
Mentre la facciata principale ha mantenuto le aperture originarie, le altre sono il risultato di adeguamenti successivi. Nel parco c'è una peschiera con ringhiera in ferro. Annessa alla villa una cappella della stessa epoca, accanto alla quale fu sistemato il sepolcreto nel 1908.
La villa ha due ingressi: uno sul lato nord con una scalinata che immette sul grande salone, uno sul lato est che immette in una cortile chiuso da un alto muro e caratterizzato da un pozzo centrale. L'accesso alla villa dalla strada è dato da un cancello su due colonne in cotto preceduto da un viale di tigli risalenti agli anni trenta del XX secolo.
All'interno della costruzione troviamo al piano seminterrato le cantine coperte con volta a botte e altri locali che servono da deposito e coppaia: una scala fa accedere a una stanza sotterranea che un tempo comunicava con cunicoli di fuga. Al piano nobile troviamo un ampio salone lunettato con affreschi e un grande camino in pietra. A fianco altre stanze decorate.
Al piano superiore molto interessante la camera e soprattutto lo studiolo di Vincenzio da Filicaia, dove è conservato lo scrittoio e i manoscritti. Sulla porta di ingresso si può vedere un iscrizione "Polibo Emonio", lo pseudonimo usato dal poeta nell'Arcadia, di cui era socio fondatore. Altre stanze mostrano sotto l'imbiancatura tracce di decori.Si accede al piano superiore da una scla in pietra: le stanze hanno soffitti a travi e in un locale ampio al centro del padiglione si trova il teatro. Rimane soltanto il palcoscrnico con parte delle senografie originali su carte e tela: un soppalco serviva per manovrare le marionette che vi sono conservate con i costumi originali. Più sotto è la platea e sopra queste due aperture che fungevano da palchi, ora chiuse.
IAT di appartenenza Montaione
Fonte di rilevazione pubblicazioni del comune
Telefono 057169075
Telefax 057169518
Area Turistica Storia e arte
Zona geografica Montaione
 

 

 

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